C’è chi sta peggio di noi

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C’è chi sta peggio di noi

Per giornali e TG, è più importante ritagliare spazi e minuti a una “rossa signora” che allatta cuccioli di cane a Montecitorio piuttosto che raccontare dell’enorme quantità di cacciatori che l’otto di giugno scorso si sono riversati a Torino e hanno marciato pacificamente per le vie della città.
L’occasione è stata dettata dalla discussione in Consiglio regionale del Piemonte della nuova legge sulla caccia (approvata nei giorni seguenti con i voti a favore di PD e M5S), l’ennesimo pasticcio politico che impallina e calpesta la dignità non solo dei cacciatori piemontesi ma dei cacciatori di tutta Italia.
Una legge ridicola che elimina 15 specie di volatili dall’elenco delle specie cacciabili, che impedisce ai cacciatori di esercitare l’attività venatoria nelle tre domeniche di settembre, che consente ai proprietari di impedire l’accesso ai terreni privati etc etc. Una legge che molti indicano come anticostituzionale ma che di fatto, per adesso, impedirà ai cacciatori piemontesi di esercitare liberamente la pratica venatoria.
Un atto ignobile e gravissimo che va a sommarsi a un altro fulmine, non proprio a ciel sereno, abbattutosi sul nostro capo nei giorni scorsi.
La nascita del governo del cambiamento (con tutti i dubbi e le perplessità che sorgono spontanei) ha, con la nomina nella segreteria del Ministro dell’Ambiente del Dott. Fulvio Mamone Capria (attuale presidente Lipu), inflitto un duro colpo ai sogni e alle legittime aspettative dei seguaci di Diana.
Una nomina, nulla di più, ma viste le sue passate posizioni, dichiarazioni e iniziative, un pizzico di preoccupazione per le sorti della caccia, me le pongo. Non osiamo immaginare a cosa si possa arrivare se le idee del neo nominato consulente dovessero incontrarsi con quella del neo eletto On. Di Maio in merito alla proposta dell’abolizione del quorum per i referendum.
Insomma, mala tempora currunt; ecco perché oggi diventa fondamentale dialogare con parlamentari e senatori vicino al mondo venatorio nel tentativo ultimo di congelare una situazione che rischia di naufragare sull’onda della tragedia piemontese.
Dal canto nostro, il prossimo anno ci aspetta un importante consultazione elettorale e lì dovremmo realmente evitare di consegnare la Regione a chi intende cancellare attraverso assurde limitazioni la nostra passione.
Del resto sbagliare è umano ma perseverare è e sarebbe diabolico.
Per quanto riguarda invece l’approvazione del nostro calendario venatorio è giusto evidenziare l’importante e significativo risultato raggiunto dalle Associazioni venatorie che hanno, di fatto, costretto la Regione a reintrodurre anche per due sole mezze giornate la caccia alla nobile stanziale.
Calendario del resto pressoché identico a quello dello scorso anno, ad eccezione di tre giornate di caccia alla volpe (fine ottobre) che hanno originato alcune proteste da parte dei cinghialai vista la prossima apertura (1 novembre ) della caccia al cinghiale.

Emanuele Farneti

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