Da Ruinas ai campi di gara internazionali, la storia di Andrea Piras

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Da Ruinas ai campi di gara internazionali, la storia di Andrea Piras

Da Ruinas, piccolo paese dell’oristanese, a Senec in Slovacchia per disputare la finale dei mondiali S.Uberto

Come ha avuto inizio la sua passione?

Tutto iniziò per caso 8 anni fa, mi passa fra le mani un quotidiano con un annuncio di una gara per cani da ferma su quaglie liberate. In quegli anni il mio compagno, colui che mi ha insegnato ad andare a caccia era Argo un setter gordon (cane poco comune in Sardegna). La prova si svolse a Orroli, non conoscevo il regolamento, sapevo solo che si trattava di una prova di caccia. Argo anche in questo tipo di prova si rivelò un eccellente cacciatore, io meno per inesperienza.
Quel giorno scoprii la passione per questo sport.

Ed iniziarono le soddisfazioni.

Da qui iniziò il mio lungo percorso in questo nuovo mondo, ricco di soddisfazioni e di delusioni, ma la passione era ormai troppa per fermarmi. Gli ostacoli diventavano una sfida. Partecipai e vinsi numerose prove con Argo, conobbi tante persone tra cui il grande Bebo Paulis, un maestro per me e un esempio da seguire. A lui proposi la monta del suo ausiliario Karim con Sandy, una cagna di mio padre, grande cacciatore appassionato di setter, da cui nacque Ribot, il mio primo setter inglese. Già da piccolo dimostrò le sue doti venatorie, la ferma, il riporto, un grande fiuto e tanta avidità.

E da allora Ribot fu il suo nuovo compagno.

Raggiunto l’anno di età, con l’aiuto di Bebo Paulis preparammo Ribot per il S.Uberto. Dopo un anno iniziò a vincere prove intercomunali, provinciali e regionali, prove importanti come il trofeo Diana, arrivando più volte primo ai campionati singolo e squadra. Infine riuscii ad accedere alla finale del campionato del mondo a Senec in Slovacchia. Tante emozioni, ancora oggi non mi sembra vero aver fatto parte della nazionale italiana cani da ferma e S. Uberto, un sogno che si è realizzato.

Ci raconti come era organizzata e come si è svolta la manifestazione?
Avevamo un preciso programma da seguire. Il primo giorno era destinato agli allenamenti per far conoscere ai cani quel nuovo territorio vastissimo, colture diverse dalle nostre campi immensi dove non si vedeva l’orizzonte, ricchi di selvaggina, lepri fagiani starne e caprioli. Una delle paure più grandi era proprio l’incontro con lepri e caprioli perché Ribot era un cane da caccia già corretto ed educato e questo tipo di selvatico poteva causare dei problemi, ma grazie alla collaborazione dell’amico e compagno di viaggio Lorenzo abbiamo affinato nel migliore dei modi le già buone doti di Ribot.
Il secondo giorno si è svolta la cerimonia, la presentazione delle nazionali, ben 21, centinaia di cani e concorrenti tutti in divisa (non per essere patriottico ma noi eravamo i più eleganti e ordinati). Quando è arrivato il nostro momento siamo saliti sul palco accompagnati dall’inno di Mameli. È stato è veramente emozionante, mi sono sentito orgoglioso di essere italiano e soprattutto sardo. La cosa più bella è che mi son trovato sul palco con i più grandi cinofili italiani, allevatori che conoscevo solo attraverso le riviste.
Il terzo giorno si sono svolte le prime prove per i cani da ferma, ho visto tanti cani e ottime prove e riporto sull’acqua.
Il mio momento è arrivato il quinto giorno, in cui erano previste le prove per cani da ferma S.Uberto.

Come è stato?

Tanta tensione, avevo una grande responsabilità sulle spalle ed era l’occasione per dimostrare quello che sapevo fare con Ribot. Una grande soddisfazione essere stato giudicato da giudici ENCI, convinto che Ribot fosse solo un cane da S.Uberto ha invece dimostrato di essere in grado di affrontare anche altri tipi di prove, grandi aperture e grande stile di razza, avido e sempre collegato, attento ai miei comandi. Purtroppo non ho avuto la fortuna di incontrare fagiani o starne, gli unici selvatici che si trovavano nel campo di gara erano caprioli che hanno rischiato di compromettere la gara ma Ribot è rimasto corretto. Grazie a questa prestazione ho scoperto il giorno dopo di aver vinto l’oro a squadre nella mia categoria. Una gioia immensa, anche io ho dato il mio contributo importante alla Federazione Italiana della Caccia che non finirò mai di ringraziare per le grandi emozioni e soddisfazioni che mi ha dato e soprattutto per avermi insegnato e fatto diventare un vero cacciatore, sportivo, educato e rispettoso come tutti dovrebbero esserlo.

A chi dedichi questa vittoria?

Questa vittoria la dedico alla più grande tifosa, mia madre, sempre vicina e pronta a darmi una mano anche per le trasferte, al mio maestro e più caro amico Sig. Bebo Paulis sempre pronto a darmi consigli ed aiutarmi in tutto, alle persone che hanno creduto in me e sono state la mia forza. Ringrazio la FIDC nazionale, regionale e provinciale, l’amministrazione comunale e l’autogestita di caccia di Ruinas e non può mancare la pro segugio sez. Samugheo e infine voi della redazione di Ars Venandi che date spazio questa fantastica passione.

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