Il bracco italiano, un cane da gentleman

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Il bracco italiano, un cane da gentleman

Possedere ed amare il Bracco Italiano nonchè recarsi a caccia con lui, non è da tutti, chi lo sceglie va ancora a caccia per amore verso la natura, per rilassarsi respirando a pieni polmoni la sana aria della campagna e del bosco. Cane d’elite, con carattere che richiede affinità con quello del proprietario, allora il connubio sarà indisolubile e le reciproche soddisfazioni, tante.

Parlare del Bracco Italiano dalle sue origini significa risalire alla notte dei tempi; se ne ha menzione in antichi scritti, raffigurato su dipinti già nella prima metà del 1300.

I nostri antenati si sono serviti di lui per cacciare i selvatici da penna con le reti e con i falchi, quindi il cane doveva possedere grande equilibrio, ferma solidissima, massima docilità e intelligenza nel saper trattare il selvatico senza impaurirlo così da farlo volar via.

La nobiltà che traspare da ogni singola parte del suo corpo si esalta al massimo nella testa, che denota intelligenza, sapienza, distinzione e classe, la razza da ferma europea più antica.

Purtroppo tra la fine dell’800 e i primi dell’900 molti allevatori si convertirono alle razze inglesi ritenendo Bracco e Spinone Italiano superate dai tempi, i pochi fedeli cercarono di rinsanguare il nostro bracco con sangue Pointer creando quasi una razza a se stante, il Bracco-Pointer.

Paolo Ciceri, titolare dell’affisso “dei Ronchi” seppe con oculatezza ricostruire dal materiale ormai confuso a disposizione, l’attuale Bracco Italiano; anche per questo è considerato il padre della razza.

Chi lo utilizza sulla nostra selvaggina, è quasi sempre molto soddisfatto, e se si vive in stretto contatto con lui, il feeling è eccezionale: basta uno sguardo, un cenno e il bracco nazionale soddisfa perfettamente i nostri desideri; se giustamente allenato lavora senza alcun problema dall’alba al tramonto, insomma una macchina da guerra.

La ferma statuaria e il riporto sicuro sono naturali. Lo standard di lavoro recita: l’andatura è di trotto lungo e serrato, vivace e redditizio. La cerca è diligente e il portamento ben eretto con testa alta e canna nasale inclinate sull’orizzonte. Entrando in effluvio rallenta graduatamente, tastando spesso il terreno con la zampa, prima di posarla (per non far rumore) e irrigidendo la coda.

Tutte queste caratteristiche nei terreni sardi: spezzati, poco omogenei e con coltivi mai di grandi estensioni ne esaltano le caratteristiche. Come tutti i cani da ferma è sprecato nella caccia al cinghiale; molto divertente su quaglie e beccaccini, meticoloso e concentratissimo su beccacce ma sicuramente la pernice sarda rappresenta la selvaggina ideale per dimostrare lo stile e l’intelligenza venatoria del nostro Bracco Italiano. Insomma il Bracco risulta essere sempre un cane da carniere.

Purtroppo in Sardegna sono poche le persone che apprezzano il Bracco Italiano, alcuni lo scelgono come compagno di vita per la sua eleganza e bontà di carattere: si affeziona alle persone che quotidianamente lo circondano creando una sorta di collegamento assoluto con il padrone; è anche un ottimo e sicuro amico per i bambini.

Ma vediamo ora alcuni ottimi risultati che recentemente hanno visto protagonista il  Bracco Italiano nel mondo.

La scorsa primavera è stato proprio un Bracco Italiano, AXEL DEL MONTE ALAGO ad essere proclamato a Los Angeles il cane più bello del mondo,con grande soddisfazione di tutti gli amanti della razza.

E ancora, come dimenticare nel 2009 la Coppa Europa per cani da ferma (la manifestazione cinofila più importante in assoluto)  conquistata da un’altro Bracco Italiano, XERES DELLE TERRE ALLIANE.

E poi ancora nel 2010, la Coppa Europa a squadre vinta dall’Italia con il grande contributo di un altro Bracco Italiano, SATURNINO DI CASCINA CROCE.

Tutti risultati che dimostrano che il nostro bracco non è secondo a nessun’altra razza da ferma.

Tornando alla nostra Sardegna è doveroso ricordare l’unico allevamento riconosciuto ufficialmente dall’ENCI ( Ente Nazionale Cinofilia Italiana) e FCI (Federazione Internazionale Cinologica), è quello identificato con l’affisso “della Terra dei Nuraghi” di Davide e Francesca Ebau di Cagliari, frutto di 18 anni di esperienza, che con questa antichissima razza, che ha proclamato diversi campioni (ufficiali), con prove di lavoro, esposizioni e caccia.

Informazioni precise e autorevoli sulla razza , si possono avere con grande semplicità, sul sito www.ilbraccoitaliano.org, il portale web della SABI (Società Amatori Bracco Italiano); nata nel 1949 per tutelare e valorizzare il bracco nostrano, si troveranno informazioni storiche, allevatori, manifestazioni, cucciolate e tanto altro. La SABI è strutturata con dei delegati provinciali e regionali che la rappresentano in tutta Italia,  per la nostra Sardegna è stato incaricato da oltre due lustri il Sig. Davide Ebau.

Navigando su internet però si potrebbe incorrere su altri siti che, in un certo senso, “sfruttano” il Bracco Italiano per fare polemica su manifestazioni, giudici e allevatori, insomma solo chiacchere da bar. In Sardegna le difficoltà maggiori si incontrano con i pregiudizi, l’ignoranza cinofila e il fascino d’oltre mare. E’ proprio per questo che spesso i cacciatori sardi preferiscono, anzichè affidarsi agli allevatori della regione, acquistare il proprio ausiliare in “continente”, con la convinzione di portarsi a casa un vero fuori classe considerando il prezzo elevato più le spese di viaggio. Spesso però si rivelano dei flop e di conseguenza, considerando la razza non adatta alle loro esigenze, piuttosto che sobbarcarsi un viaggio costoso per andare a lamentarsi direttamente dall’allevatore, preferiscono tenere il cane, relegandolo da amici o parenti. Queste sono le persone che successivamente pretendono dagli allevatori sardi prezzi inferiori e accampano pretese assurde per sopperire spesso ai propri errori di addestramento dei giovani soggetti acquistati nell’isola. Importantissimo e da non sottovalutare è il pedegree, un documento, o meglio una carta d’identità che ci permette di conoscere la “provenienza genetica” del nostro cane e se in “famiglia” sono presenti campioni di lavoro, bellezza, riproduzione etc.

Non si parla certamente di un pezzo di carta inutile, ma è fondamentale saperlo leggere poichè la sua interpretazione ci fa capire se sono presenti antenati campioni; chiaramente se sono i genitori del nostro ausiliare, questo avrà un determinato valore, se invece i campioni provengono da più lontano come i trisnonni, il valore è nettamente diverso.

Molti non sanno che tanti cani da caccia, nati, allevati e addestrati in Sardegna hanno fatto la fortuna di addestratori e proprietari di mezza Europa. Sul Bracco Italiano in Sardegna, negli ultimi 10 anni, si conta almeno un campione italiano all’anno e anche qualche campione internazionale di bellezza. Per conseguire questo titolo devono comunque superare una prova di lavoro ufficiali; le manifestazioni zootecniche (prove di lavoro ed esposizioni), sono utilissime per la selezione, vengono molto spesso snobbate dai più che le considerano materia per i “non cacciatori o per i vip”, sono invece utilissime per valorizzare il proprio bracco. Oggi si sente ancora dire da più di un cacciatore che il Bracco Italiano sia un cane lento: niente di più falso; o ancora: per alimentarlo ci vuole una macelleria, oppure è necessario un cofano d’auto solo per trasportare un bracco. Ma niente di tutto ciò corrisponde alla realtà; personalmente ho visto Bracchi Italiani in auto con Epanieul Breton, kurzhaar e meticci, soccombere alla prepotenza degli altri cani.

Nelle campagne sarde, la fanno da padrone i cani meticci di tutti i tipi e dimensioni; cacciatori (anche senza cane) che pensano solo ed esclusivamente al carniere, a discapito  della salvaguardia dell’ambiente, della fauna e della selezione cinofila, per questi personaggi il Bracco Italiano è fortemente sconsigliato. E’ estremamente piacevole cacciare per un’intera giornata settembrina, oserei dire estiva, arrivare magari alle 13:40 (quando era permessa la caccia sino alle 14) non scorgere  altri cacciatori nella zona, perchè ormai hanno rinunciato, e vedere il nostro bracco lavorare come alle 7 del mattino…… inchiodare un Alectoris Barbara in un campo arato, salvando in zona cesarini una giornata che si avviava a incasellare un bel….zero!!

Che soddisfazione, che impresa, che cane !!

Da ormai tre anni la delegazione SABI della Sardegna organizza in collaborazione con il Gruppo Cinofilo Cagliaritano, il TROFEO ISOLA DEI NURAGHI; quattro giorni di prove di lavoro e raduno di razza a livello internazionale, esclusivamente per Bracchi Italiani. Prove su pernici sarde che attirano, nell’isola, i migliori soggetti del mondo accompagnati dai loro addestratori per darsi battaglia nelle colline della Marmilla in zone di ripopolamento e cattura. Tutti per conquistare l’ambito trofeo offerto dal delegato Davide Ebau e signora, che si sono inventati questa manifestazione proprio per la passione nei confronti di questa antichissima razza e far conoscere agli appasionati e simpatizanti sardi le grandi doti del Bracco nazionale.

In conclusione vorrei ricordare che il Bracco Italiano, arriva ai giorni nostri con un patrimonio culturale ed evolutivo comune a pochissimi altri cani, che si propone per un futuro di caccia sempre più difficile e specializzato che richiederà intelligenza e praticità venatoria che sicuramente faranno apprezzare il Bracco Italiano sempre di più anche dai cacciatori sardi.

Davide Ebau

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