La beccaccia? Io la caccio così!

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La beccaccia? Io la caccio così!

Da qualche anno a questa parte, la caccia alla beccaccia ha preso piede anche in Sardegna; sempre più persone si dedicano a questa pratica, e sempre più numerosi sono coloro che si incontrano nei boschi. La beccaccia appassiona e si fa amare da tanti, ma non sempre è rispettata e cacciata nei modi dovuti

Tutti noi cacciatori attendiamo l’apertura della stagione venatoria e la caccia alla pernice sarda; come tanti, anche io faccio il mio bel conto alla rovescia, e attendo la fatidica domenica di settembre!

Quella alla pernice è una caccia dura per tutti: per il cane e per il cacciatore; il caldo torrido, la campagna secca, le pernici sempre meno numerose e sempre più difficili da reperire, rendono questa caccia una tra le più dure in assoluto. Senza ombra di dubbio, essa è ricca di emozioni, appassionante e coinvolgente; ma, a dire il vero, quando sciolgo il cane e armo il fucile, con la mente già immagino i mesi successivi, quelli più freschi e umidi, il bosco, i suoi profumi, i colori, e tra i selvatici che lo popolano: lei, la beccaccia.

Durante tutto l’anno, in occasione di ogni viaggio, scruto la campagna, cerco le tracce dei ruscelli, gli erbai, i boschi, osservo il tipo di vegetazione; cerco di capire se quei luoghi possono ospitare la beccaccia.

A volte mi chiedo: ma è la beccaccia a scegliere il terreno per lei ideale o è il terreno a richiamare la beccaccia? Sono giovane, appassionato e con tanta esperienza ancora da maturare, ma fino a ora, mi sono dato questa risposta: per me sono giuste entrambe, perché l’istinto della beccaccia è quello di procurarsi il luogo migliore per la sua sosta, quello che le consente protezione e cibo durante la notte e il giorno. Ecco perché la beccaccia sceglie il terreno che più di ogni altro richiama la sua attenzione! Sarà l’esposizione al sole, la copertura del sottobosco, il riparo dal vento, la composizione chimica della terra, sta di fatto che in alcuni luoghi troviamo sempre la regina, mentre in altri no, anche se questi ultimi a noi sembrano ideali per lo scolopacide. Quale sia la vera spiegazione di scelte così mirate e precise fatte dalla beccaccia, credo sia impossibile da stabilire, per farlo bisognerebbe poter leggere nella mente della regina! In più di un’occasione ho avuto modo di constatare quanto segue: un unico bosco, estremamente uniforme per età, esposizione e vegetazione; in alcuni punti ben precisi trovo sempre la beccaccia, ma se mi allontano di qualche centinaio di metri non trovo più becchilunghi. Quale può essere la spiegazione? E cosa spinge una beccaccia a occupare lo stesso identico posto di una abbattuta pochi giorni prima? Da neofita, penso a un fattore di chimica del terreno.

La caccia alla beccaccia è appassionante proprio perché è piena di misteri, perché è una caccia di silenzio, meditazione, interrogativi e continue sorprese; fuori dal periodo degli accoppiamenti, la beccaccia è un animale solitario, eppure in diverse occasioni ho visto partire due, anche tre beccacce dallo stesso punto. Non solo, ho avuto modo di cacciare in zone prive di bosco, coperte solo da macchia mediterranea, prevalentemente lentisco; scettico sulla possibilità di trovare lì qualche beccaccia, forse perché il mio immaginario la vede bene tra le sugherete, mi sono dovuto ricredere, e ho notato un considerevole numero di incontri.

Le prime beccacce giungono in Sardegna già nella seconda metà di ottobre, ma si tratta di incontri sporadici; infatti, il grosso delle calate giunge ormai nel mese di dicembre, quando il nord Europa e Italia sono travolti da forti ondate di freddo e gelo; anche in questa annata appena trascorsa, gli incontri più numerosi li ho notati nel mese di dicembre e nella prima metà di gennaio. A questo proposito, vi è da dire che i mesi di ottobre e novembre sono stati piuttosto secchi, il terreno era duro e asciutto, e in queste condizioni la beccaccia ha difficoltà a cibarsi.

In Sardegna, la beccaccia è di passo; tuttavia, forse perché invogliati da un clima buono, o dalla ricchezza di cibo, alcuni esemplari si trattengono a lungo e quindi sono definibili svernanti; per diversi giorni consecutivi, queste beccacce si trovano sempre negli stessi luoghi: il giovedì e la domenica a caccia con il vecchio bracco adulto, e il martedì e il mercoledì con una cucciolona in allenamento. È la tipica beccaccia che mi piace definire maestra, quella che sa leggere, scrivere e far di conto: conosce il posto alla perfezione, sa bene quando volare, quanto e dove pedinare, e che direzione prendere per lasciare il cane e il cacciatore con un palmo di naso!

La caccia alla beccaccia è completamente diversa da quella alla pernice, per esempio: se con quest’ultima l’abitudine è fare una levataccia e iniziare non appena vi è sufficiente visibilità (perché poi il caldo sfianca il cane e il cacciatore), con la beccaccia si deve entrare nel bosco quando il sole è già alto. Infatti, la beccaccia si ciba prevalentemente di notte, e rientra nel bosco alle prime luci dell’alba; quindi, iniziare troppo presto, significa avere a che fare con un selvatico ancora particolarmente nervoso e facile alla fuga prima ancora dell’arrivo del cane. Invece, quando ha trovato il suo posto e si è acclimatata, diventa decisamente più trattabile.

Tutti i tipi di caccia, ma in particolare quella alla beccaccia, esigono il massimo rispetto per il selvatico e per la natura in generale: sparo solo le beccacce lavorate dal cane; se incarnierate, una volta riportate le tengo per il becco, liscio loro le penne, le odoro, adagio la loro testolina sotto l’ala e le ripongo nella cacciatora. In questo frangente il cane rimane dinanzi a me, e osserva il rituale, scodinzolante per il successo; per me e per il cane, questo è una sorta di omaggio alla regina del bosco. È il momento in cui, come tanti, anche io penso: sarebbe bello se ora la beccaccia riprendesse a volare, così da dare nuovamente inizio alla sfida. Per questi motivi rabbrividisco di rabbia al racconto di beccacce sparate dai battitori durante una battuta di caccia grossa; a mio modo di vedere, un simile abbattimento, fine a se stesso, è un torto alla regina del bosco. Peggio ancora è sapere che ancora oggi qualcuno fa la posta alla beccaccia: è vietata dalla legge, ma prima ancora è un comportamento che esorbita da ogni etica venatoria; inutile provare a giustificare e parlare di difficoltà di un tiro quasi notturno, perché al crepuscolo la beccaccia esce allo scoperto per mangiare, magari dopo un’intera giornata trascorsa a sfuggire ai cani e alle doppiette. È un infierire davvero indegno di chiunque si voglia definire cacciatore!

Raccolgo sempre i bossoli da terra; perché lasciare sporco di plastica e ottone un bel bosco? Non è una questione di gelosia del luogo dove caccio, quindi un sistema per non attirare l’attenzione di altri cacciatori, ma proprio voglia di rispettare la terra e la natura, e non inquinare.

L’incontro con la beccaccia non è sempre certo, da migratrice quale è, non sempre il giovedì o la domenica la si trova. A volte capitano giornate particolarmente fortunate, magari perché la notte prima sono giunte numerose nell’isola; altre volte se ne trovano una o due nell’intera giornata. Ma anche in queste situazioni possiamo considerarci fortunati; infatti, chiacchierando con amici piemontesi, lombardi e toscani, ho potuto constatare che, numericamente, i loro incontri con lo scolopacide sono notevolmente inferiori rispetto ai nostri. A questo proposito, in tutta la stagione appena trascorsa, quindi da metà ottobre fino alla fine di gennaio, tenuto conto che per motivi di lavoro molti giovedì non ho cacciato, insieme al mio compagno di caccia abbiamo incontrato circa una cinquantina di beccacce; un buon numero, se si considera che la stagione 2009/2010, almeno a mio avviso, non è stata delle migliori.

Tendenzialmente tradizionalista, a caccia non amo la tecnologia; tuttavia, dinanzi alla folta e intricata vegetazione, specialmente quella gallurese, spesso mi rendo conto della necessità dei beeper al collo dei cani.

Per concludere: le aspetto, le cerco, le caccio solo con il cane da ferma, di giorno e nel loro ambiente, quindi le rispetto; amo questa caccia e la pratico così.

 

di Stefano Belloi

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