La compagnia Masini di Orani

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4 dicembre 2018

La compagnia Masini di Orani

A Orani, come d’altronde nella stragrande maggioranza dei comuni sardi, la caccia grossa è una tradizione sentita e praticata da tanti cacciatori. Sono due le squadre che la domenica affrontano la partita con il Re del bosco. Una di queste, la più grossa, è quella diretta dal capo-caccia Paolo Masini. Sono circa 35 i componenti fra cui 33 poste e solo 2 battitori armati. In maniera saltuaria nei casi in cui sia richiesta la loro collaborazione, entrano a far parte della squadra un gruppo di “voci”, in questo caso bianche data la loro giovane età. Il territorio battuto dalla squadra si trova principalmente nei pressi del paese ed è caratterizzato da boschi di lecci e roverelle con un folto sottobosco di cisto, corbezzolo e lentischio. Il numero di cinghiali abbattuti a stagione è alto, direi in costante aumento vuoi per gli ottimi fucili che compongono la squadra e vuoi per la straordinaria organizzazione e l’impegno giornaliero del capo-caccia. Il pilastro portante è appunto lui, Paolo Masini. È esattamente quello che dovrebbe essere un buon capo-caccia: la legge. Serio e autoritario, dirige con estrema sicurezza i propri uomini senza che loro contestino le decisioni prese o la tattica scelta per affrontare la battuta. Lui stesso dice: “Se non vi va bene quello che faccio, la porta è aperta!” Ma mai nessuno ha tentato il golpe o azioni di disturbo, alla luce dei risultati ottenuti non ce ne sarebbe bisogno. Le regole in materia di sicurezza sono ferree, si spara solo a palla e tenendo conto delle disposizioni dettate dal capo-caccia. Sono stato invitato a Orani dall’amico Ferdinando Scaglione, conosciuto grazie al nostro sito web. Novembre sta per finire e oggi le condizioni meteo non sono ideali, sono previste per il pomeriggio abbondanti precipitazioni. Ci incontriamo in paese, caffè, quattro chiacchiere e risaliamo in auto per arrivare a destinazione, distante circa… 5 minuti! La battuta che ci aspetta è frequentata da numerosi cinghiali ma non è facile chiuderla alla perfezione viste le proporzioni. Da un lato questa enorme battuta è delimitata da una striscia coltivata ad erbaio mentre dall’altra le poste si dovranno accontentare di una vecchia strada ormai abbandonata nella quale la vegetazione ha preso il sopravvento. Le cosiddette voci verranno posizionate lungo una fascia che un tempo veniva occupata dai fucili ma che oggi, a causa della fitta vegetazione, non hanno più la possibilità e la visuale per sparare. Sono ragazzi dai 12 ai 17 anni e sicuramente la maggior parte di loro farà a breve il salto di categoria al ruolo di battitore, visto l’entusiasmo che li accompagna. Mentre i battitori si apprestano alla sciolta dei cani, le poste vengono posizionate a dovere dal capo-caccia che, tenendo in considerazione le caratteristiche di ogni cacciatore, provvede ad assegnargli la postazione che più gli si addice. La battuta ci impegnerà per tutta la mattina e, in situazioni come queste, sarà fondamentale il contributo dato dagli ausiliari perché i battitori resteranno fuori battuta con il solo scopo di evitare che i cani possano sconfinare. Alla sciolta i cani non tardano ad arrivare al primo cinghiale dando vita ad una seguita che spinge subito verso le poste. Qui però il vento non è dei migliori e i cinghiali, saliti alla “volpina” evitano di mettere gli zoccoli sul pulito. A parte qualche momento di tensione la mattinata scorre lenta e i cani nonostante la loro pressione, non riescono a forzare gli animali verso le poste, penalizzate tra l’altro dai cambiamenti repentini della direzione del vento. Durante una gara cinofila il giudice penalizza le mute di cani che non lavorano compatte e abbandonano l’animale seguito per prenderne altri. Questo fallo, che in gara comporta l’eliminazione dal turno di prova, a caccia produce effetti ugualmente negativi in quanto le energie spese su un animale si perdono nel momento in cui ne subentra un altro più fresco e pronto alla fuga. Se immaginiamo queste condizioni in una battuta dalle proporzioni medio piccole, i risultati possono essere comunque più che positivi sia per i cinghiali portati in posta che per la spettacolarità dell’azione. In battute come la nostra invece questo fallo penalizza particolarmente il cane che non riesce a completare la seguita perché continuamente stimolato da altre tracce. È proprio il caso nostro e forse uno dei pochi in cui l’abbondanza di cinghiali all’interno della battuta può rivelarsi controproducente. La mia non vuole essere una bacchettata ma al contrario una considerazione sulle condizioni ambientali che determinano una difficoltà oggettiva della battuta. Ma veniamo ai fatti: alla fine qualcuno è arrivato. Due cinghiali vengono abbattuti mentre qualcun altro, nonostante le fucilate, rientra indenne nel calderone. Le nuvole cariche di acqua iniziano a scaricare e, vista l’ora, si decide per il rientro alla base, non prima di aver recuperato ogni singolo cane sciolto in mattinata. Giunto in prossimità del mio fuoristrada vengo avvicinato dal capo-caccia che mi dice: “ci vediamo in caserma”. Al ché accenno un sorriso, cercando però di cogliere il senso di quella esclamazione. Niente di più semplice… la casa di caccia è la vecchia caserma dei Carabinieri di Orani! Abbandonata dall’Arma ormai da tanti anni è stata usucapita dalla squadra di caccia che la utilizza e la cura durante tutto l’anno. Penso sinceramente sia l’unica casa di caccia ex militare della Sardegna! Giunti a destinazione, Ferdinando mi mostra la caserma. È un edificio importante, la facciata esterna denota tutto il suo valore mentre all’interno i confort dell’epoca fanno tornare indietro di almeno un secolo! L’accoglienza e l’ospitalità, unite al buon pranzo, mi fanno apprezzare ancora di più l’insolito ambiente e permettono di chiudere al meglio questa bella giornata di caccia.

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